L'ordinamento dello Stato

Lo stato egiziano aveva una struttura centralizzata e piramidale. La detenzione del potere era ben salda nelle mani del re o faraone. Egli tracciava le linee di condotta del governo o promuoveva le iniziative dello stato, ma demandava gran parte del potere esecutivo al visir, capo di un’amministrazione efficientissima, che scorgiamo già raffigurato nella Tavolozza di Narmer in atto di porgere i sandali al suo signore. Il visir era coadiuvato dai responsabili dei principali settori che costituivano la classe più alta dei funzionari. Essi agivano come delegati del re, fonte vivente del diritto, e ne interpretavano le volontà, irradiandola su tutto il paese attraverso funzionari locali che amministravano la giustizia, l’economia e le finanze, l’agricoltura, la realizzazione delle grandi opere ecc. È sorprendente il senso della gerarchia e del lavoro presente nell’Egitto dei faraoni. I funzionari di ogni ordine e grado rispondevano con fedeltà e sollecitudine ai loro superiori ed esercitavano il potere sui sottoposti con giusto criterio. Il regime sociale dello stato egiziano era fluido, permetteva cioè il ricambio continuo della categoria dirigente o della classe dominante con un afflusso dei più capaci, anche provenienti da classi inferiori. Il ricambio avveniva lentamente, senza rivoluzioni o scosse politiche, per consentire ai nuovi dirigenti di apprendere le capacità e le facoltà dei predecessori
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