I Contadini


I contadini potevano essere lavoratori autonomi oppure soggetti a un proprietario; in questo caso venivano anche ceduti o affittati, ma non perdevano i loro diritti di uomini liberi. Chi era padrone del proprio campicello, sul quale sorgeva anche una modesta dimora, pagava un tributo in natura, debitamente calcolato dagli scribi in base all’estensione, alla produttività, alla presenza di animali da cortile o da lavoro, di piante da frutto e di canneti. Chi lavorava la proprietà altrui (degli alti funzionari, ma più spesso del faraone e dei templi, che erano i maggiori detentori di proprietà fondiarie), aveva assicurati i bisogni essenziali e l’assistenza quotidiana. I contadini dovevano procurare al paese il frumento per il pane e l’orzo per la birra, le carni per la mensa, il lino per i tessuti, il papiro per le barche o come materiale scrittorio. Avevano a loro disposizione utensili semplici ma efficaci, come la marra, una sorta di zappa corta di legno per rimuovere il terreno, e l’aratro leggero. La fatica del loro lavoro era infatti notevolmente alleviata dalle benefiche inondazioni del Nilo, che lasciava sui campi il limo fertilizzante che non occorreva incidere in profondità. Ma nei mesi in cui il lavoro agricolo poteva essere interrotto i contadini erano obbligati a prestazioni personali nei cantieri delle grandi opere volute dal faraone (canalizzazione, costruzione di templi e piramidi). Autonomi o sottoposti che fossero, i contadini avevano al loro attivo la sicurezza dai pericoli esterni e un’alimentazione un po’ al di sopra dei livelli di sussistenza, la partecipazione ai riti sacri e la speranza di poter migliorare la condizione sociale dei propri figli