Erodoto: Le Storie

"Le storie" 

A proposito della medicina e della morte.......fonte "Le Storie II, 84, 85, 86,87,88, 89.
84)L'arte della medicina è da loro divisa nel modo seguente: ognuno è medico di una sola malattia e non di più. Ogni luogo perciò è pieno di medici, perchè ci sono medici degli occhi, e quelli della testa e dei denti, e quelli delle malattie intestinali e quelli delle malattie nascoste.

85)Le loro lamentazioni funebri e le sepolture sono le seguenti: a coloro cui si diparta da casa un congiunto, che goda anche una certa considerazione, tutte le donne di queste case sogliono imbrattarsi di fango la testa e perfino il volto e , lasciato in casa il morto, aggirandosi per la città si percuotono, in vesti succinte e scoprendosi il seno, e con esse tutte le parenti. Dall'altra parte si percuotono gli uomini, anch'essi in vesti succinte. Dopo aver compiuto questi riti, allora portano la salma all'imbalsamazione.

86)Ci sono alcuni che sono addetti proprio a questo ed hanno questo mestiere. Costoro, quando viene portato loro un cadavere, mostrano a quelli che l'hanno portato dei modelli in legno di cadaveri, dipinti, e  spiegano che la più accurata forma di imbalsamazione è quella di colui del quale non ritengo lecito fare il nome parlando di tale argomento; mostrano poi la seconda, inferiore a questa e meno costosa, e poi la terza, ancor più a buon mercato: e dopo aver dato queste spiegazioni chiedono loro secondo quale tipo vogliono sia loro preparato il cadavere. Quelli, accordatisi sul prezzo, se ne vanno, ed essi, rimanendo nei loro laboratori, così imbalsamano nel modo più accurato: prima di tutto con un ferro ricurvo attraverso le narici estraggono il cervello, alcune parti estraendole così, altre versando dentro droghe. Quindi con una pietra etiopica aguzza, dopo aver praticato un taglio lungo il fianco, estraggono tutti gli intestini e, dopo averli purificati e lavati con  vino di palma, li lavano di nuovo con aromi pestati. Poi, riempita la cavità del ventre di mirra pura tritata e di cannella e degli altri aromi, tranne l'incenso, lo ricuciono. Fatto questo, lo mettono sotto sale coprendolo con nitro, per settanta giorni; per un numero maggiore di giorni non si può tenerlo sotto sale. Quando sono trascorsi i 70 giorni, lavato il cadavere ne avvolgono tutto il capo con striscie tagliate di un lenzuolo di bisso, spalmandole al di sotto di gomma, che gli egiziani usano generalmente in luogo della colla. Quindi i parenti, dopo averlo ricevuto, fanno fare una bara di legno di figura umana, e fattala  fare vi rinchiudono il cadavere e dopo averla chiusa la depongono in una camera sepolcrale ponendola diritta contro una parete.

87)Così dunque preparano i cadaveri nella maniera più costosa; invece quelli  che vogliono l'imbalsamatura media, evitando una eccessiva spesa, li preparano nel modo seguente: riempiti clisteri con olio estratto dal cedro ne riempiono il ventre del cadavere senza tagliarlo e senza estrarre gli intestini, ma introducendo l'olio dal deretano e, impedendo al clistere di tornare indietro, lo tengono sotto sale per i giorni stabiliti e, all'ultimo giorno estraggono dal ventre l'olio di cedro che prima vi avevano introdotto. Questo ha tale forza da tirar fuori insieme con sé  gli intestini e i visceri dissolti; le carni invece le consuma il nitro, e alla fine del morto resta solo la pelle e le ossa. Dopo aver fatto questo, restituiscono così il morto, senza più affaticarsi.
 
88)Il terzo genere di imbalsamazione che prepara i più poveri è la seguente: dopo aver lavato il ventre con purgante tengono il cadavere sotto sale per i 70 giorni e poi lo restituiscono da portar via.

89)Le mogli dei personaggi ragguardevoli, quando muoiono, non le danno subito ad imbasamare, e neppure tutte le donne che sono di  assai bell'aspetto e di maggior conto; ma quando sono cadaveri di 3 o 4  giorni, solo allora le consegnano agli imbalsamatori. Per questo motivo agiscono così, perchè gli imbalsamatori non si uniscano carnalmente a queste donne; dicono infatti che uno fu sorpreso ad unirsi al cadavere ancor fresco di una donna, e che lo denunciò un suo collega.



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