Egitto" un dono del Nilo?


La storia dell’Egitto è stata in gran parte determinata dalla sua geografia, che gli ha consentito di rimanere isolato dai suoi vicini, pur assorbendo alcuni aspetti della loro cultura. Le grandi distese desertiche a est e a ovest del Nilo fungevano da baluardo contro gli invasori stranieri e le cateratte del fiume stesso evitavano invasioni dal sud. A rendere difficili attacchi dal nord erano poi la costa mediterranea, bassa e stretta, e l’area paludosa del Delta. La vita si svolgeva quindi nel Delta e lungo la stretta Valle, che insieme costituivano un’oasi fertilissima, lunga più di 1200 chilometri, che gli egizi chiamarono "Terra Nera" (kemi), per il colore del suolo reso scuro dal limo depositato dall’inondazione. Al di là di questa zona ci sono le "Terre Rosse" dei deserti libico e arabico; il primo, a occidente, è prevalentemente piatto e aperto, con una serie di oasi disposte più o meno parallelamente al corso del Nilo; il secondo è un torrido altipiano percorso da profondi alvei di antichi fiumi ormai in secca (uadi), dove la vita ha pochissime possibilità di sviluppo. Riferendosi al corso della corrente del Nilo, gli egizi chiamavano Basso Egitto le terre del Delta fino a Menfi, e Alto Egitto la Valle vera e propria tra Menfi e la prima cateratta di Assuan. (La definizione Medio Egitto è solo geografica )
Fin dalle origini, la terra del Nilo offrì un ambiente ottimale per la vita e il progresso dell’uomo; non tanto facile, cioè, da intorpidire lo spirito e indurre a rinunziare a iniziative ed invenzioni, con le quali migliorare la propria condizione materiale, ma nemmeno tanto difficile da impegnare le forze di ciascuno nella strenua ricerca delle fonti di cibo o nel fuggire eventi naturali distruttori. Grazie al grande fiume, in Egitto la coltivazione della terra conservò sempre una preminenza assoluta e il paese appariva come un unico enorme impianto agricolo, con potenziale produttivo, per l’epoca, altissimo. Infatti le economie dei due Egitti si integravano e agli abitanti conveniva organizzarsi in un’unica comunità, estesa da Assuan al Mediterraneo, sia per meglio sfruttare le piene con opere idrauliche, sia perché, con risorse alimentari più vaste, era più facile fronteggiare situazioni di emergenza, come il perdurare da un anno all’altro della scarsità d’acqua. Dal Nilo dipendevano anche la ricca flora spontanea e la numerosa fauna, e quindi la caccia e la pesca. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la grande inondazione del fiume che gli dei benefici concedevano al paese con la regolarità di un prodigio naturale. Ecco perché lo storico greco Erodoto definì efficacemente l’Egitto "dono del Nilo", anche se l’affermazione è falsa ove minimizza il lavoro umano.
"Salute a te, o Nilo che sei uscito dalla terra, che sei venuto per far vivere l’Egitto... Quando la piena comincia ad alzare, il paese è in giubilo, tutti sono in gioia." Questo Inno al Nilo lo si cantava forse in attesa dell’inizio della piena, intorno al 19 luglio, quando la stella Sothis o Sirio appariva bassa sull’orizzonte orientale. Non era tanto della regolarità del fenomeno che si poteva dubitare, pur non conoscendone le cause, quanto della sua entità: se infatti le acque straripavano con violenza, rompevano gli argini e distruggevano i campi; se l’inondazione era scarsa, la siccità avrebbe ridotto la popolazione alla fame. Per questo vennero intraprese fin dalle epoche più antiche opere di canalizzazione indispensabili per la difesa e il controllo del territorio. Ogni anno, nella stagione dei monsoni (da giugno a settembre), piogge torrenziali cadono sugli altipiani abissini e empiono il Nilo Azzurro e l’Atbara, trascinando enormi quantità di terriccio. Fino a che le acque del fiume non vennero parzialmente imbrigliate nel 1971, la piena raggiungeva Assuan al principio di giugno e Menfi alla fine dello stesso mese; montava poi rapidamente e toccava il massimo a fine settembre, con una crescita di livello fino a 7 metri ad Assuan e 4 al Cairo; poi lentamente calava sino al minimo, che durava dall’aprile al giugno dell’anno successivo. Questo apporto di acque era, con rara eccezione, costante e tranquillo, tale da garantire alla Valle intera una sorta di irrigazione naturale e anche una specie di naturale concimazione dal momento che, deponendo sul terreno il limo fecondo, rinnovava il suolo coltivabile. Il regime del Nilo determinava per gli egizi anche le stagioni agricole.
Le stagioni
Il sorgere della stella Sirio, era  la ricorrenza  principale nel ciclo delle stagioni:l'evento dava inizio a akhit, il periodo dell'inondazione; perit, l'inverno, che vedeva  lo svolgersi della stagione agricola; shemu, l'estate, la stagione dei raccolti. Dopo l'inondazione, i contadini gettavano i semi sulla terra fangosa, e procedevano- lo racconta Erodoto- facendo calpestare la semenza da branchi di animali domestici: per i Greci, la cui agricoltura dipendeva da terre aride e dall'imprevedibile regime delle piogge, il Nilo permetteva ai fortunati Egizi di coltivare senza  il  minimo sforzo. 
Il mito
Nel mito Egizio, le acque iniziavano a crescere perchè la dea Iside cominciava a piangere sconvolta dalla morte del fratello e amante Osiride (vedi la leggenda  di Osiride): dopo che il feroce Seth aveva ucciso e smembrato il giovane dio.