Le donne

La condizione femminile nell'antico egitto
Quando si parla delle donne egizie si fa riferimento in primo luogo alla posizione privilegiata che spettava alla moglie del faraone: la quale, secondo una regola dinastica volta ad assicurare che il potere regale restasse all'interno della famiglia, era anche, molto spesso, una sorella del faraone stesso.

Si cita poi, abitualmente, l'importanza di divinità femminili quale, in particolare, la celeberrima Iside, il cui culto era destinato ad uscire dai confini dell'Egitto, diffondendosi con particolare successo nel mondo romano. Ma desumere da queste considerazioni elementi per individuare la condizione femminile è molto difficile. La presenza di figure divine femminili anche assai potenti non fornisce alcuna indicazione sullo status e sui diritti delle donne mortali.Ma è purtuttavia vero che in Egitto alcune donne esercitarono il potere politico in prima persona, con presumibile beneficio quantomeno della cerchia delle donne che vivevano alla corte del faraone. Una delle prime donne "politiche" di cui si è informati è Tausert, che nel secolo XXIII a. C., alla morte del marito, governò in anni molto difficili, turbati da rivolte di palazzo e di popolo.

Un momento particolarmente rilevante nella storia delle donne regali egizie fu quello tra il 1600 e il 1200 a. C. In quei secoli vissero e operarono alcune donne molto significative quali in primo luogo, la regina Tetisheri, capostipite di una straordinaria discendenza femminile. Da lei nacquero tre figlie : Ahotep, Meri-Amon e Sat-Kamose, che sposarono tutte Amenhotep, in matrimonio poligamo. La quarta generazione di queste notevolissime donne fu la celebre Hatshepsut, sotto il cui regno, durato vent'anni, vennero intraprese molte opere di ricostruzione e l'Egitto godette un periodo di prosperità.

Molto interessante è anche la posizione delle sacerdotesse egizie , che ricevevano una buona educazione in campo artistico e specialmente musicale e che, sopratutto durante la XVIII dinastia, costituivano un ceto molto ripsettato, al quale si dice fosse consentito l'accesso a donne di ogni classe sociale.
Per quanto riguarda le donne meno privilegiate, le pitture tombali mostrano che queste lavoravano a fianco degli uomini, svolgendo gli stessi compiti lavorativi.

Ma questo non indica necessariamente una loro autonomia in campo sociale e giuridico. Il lavoro, a quei tempi , non era un segno di emancipazione, per le donne. Era solo una necessità, che tuttavia consentiva una certa libertà di movimento e una notevole possibilità di frequentazioni extrafamiliari. A favore dell'ipotesi che la condizione femminile in Egitto fosse migliore che altrove, comunque, si può considerare che quando l'Egitto venne conquistato dapprima dai greci e quindi dai romani, sia il diritto greco sia quello romano introdussero, nella zona, modifiche favorevoli all'autonomia femminile. Di conseguenza è quasi inevitabile pensare a un influsso dei diritti locali, che presumibilmente concedevano alle donne maggiori libertà.

La ''signora della casa''

La responsabilità della vita domestica spettava alla donna, alla quale veniva attribuita la qualifica di "signora della casa". Non si trattava solo un formale titolo di cortesia, perché la moglie organizzava tutta la vita quotidiana e amministrava i beni comuni. Proprio per esprimere il senso di eguaglianza e di intimità, marito e moglie venivano indicati, anche nella lirica d’amore, con i termini "fratello" e "sorella".

Le donne di estrazione più umile condividevano spesso l’attività lavorativa del marito oltre, naturalmente, a occuparsi delle faccende tipicamente femminili come tessere, cucinare, tenere fornita la dispensa e preparare unguenti. Già nell’Antico Regno la donna era dal punto di vista giuridico indipendente: poteva cioè far valere i propri diritti in tribunale ed esprimere liberamente la propria volontà nel disporre dei beni privati. Il matrimonio era sancito da un contratto che, alla morte del marito, assicurava alla vedova la sua parte di patrimonio. Nella civiltà egiziana la donna svolse sempre un ruolo considerevole, spesso assai più importante che nelle altre civiltà del Mediterraneo. Anche nella religione ebbero parte importante le divinità femminili: oltre a Iside, che con la forza dell’amore vinse la morte, altre dee impersonarono, nel pantheon egiziano, figure dalla forte personalità e carattere.

Il Matrimonio

Nell'Egitto dei faraoni non si portava la sposa all'altare, non c'era scambio di anelli, non si pronunziava alcun si, ma ci si diceva: proviamo, e se andava bene, la cosa era fatta, i partener stipulavano il contratto di nozze. Che fossero zia e nipote, cugino e cugina, fratello e sorella non contava gran che, anzi, più si era ricchi e maggiori risultavano le libertà.

Nessun sacerdote a sanzionare il rapporto, e ciò è un fatto notevole. A quanto pare, il matrimonio aveva così poca importanza da rendere superfluo persino l'ufficio di stato civile e il rilascio di qualsivoglia atto formale. Le nozze venivano celebrate, non suggellate: matrimonio non rato ma consumato, affare privato, usanza (non religione, non legge). Ecco perchè un egizio poteva impalmare una nubiana, una siriana, una babilonese liberamente; furono sopratutto i sovrani della XVIII dinastia a far diventare normale questa prassi.

Sebbene lui e lei provenissero generalmente dalla medesima classe sociale, non esisteva nessun regolamento che proibisse a un'egizia ricca di convolare con un prigioniero di guerra povero in canna.

Nella maggior parte dei casi l'uomo egizio si doveva contentare di una sola moglie, ma non perchè non gli piacesse averne di più o perchè ciò fosse proibito. Non si trattava di una questione giuridica, bensì di un problema materiale. Già nel Medio Impero ai ceti borghesi era nota la poligamia. Ma il maschio, che di solito era il più abbiente, insieme con la promessa di matrimonio forniva anche garanzie di tipo economico. Se gli prendeva la voglia di una seconda moglie e si ficcava in testa di inserirla ufficialmente nella famiglia, la nuova venuta aveva tutti i diritti, compreso quello di ereditare, però sempre dopo la moglie principale. Qualcosa bisognava pur dare alla seconda moglie; per poterlo fare, il marito doveva essere ricco; se era povera la moglie secondaria poteva essere liquidata con poco.

Una volta consumato il matrimonio e concordato il documento che sarebbe meglio definire di cooperazione, la coppia era sotto la protezione dello stato, e cioè: la verginità-castità, la consumazione del matrimonio o la fedeltà coniugale erano concetti giuridicamente rilevanti e potevano costituire materia di lite.

"Dottrina della saggezza"

Di Ptahhotep

"Se vuoi che l'amicizia duri nella tua casa, dove tu puoi entrare come padrone o fratello o amico, e in ogni altro luogo tu sia, guardati dall'avvicinarti alle donne"