Le piramidi dell'Antico Egitto


Non vi è foto, video e tanto meno parole che possano descrivere la maestosità di queste strutture. E se ancora oggi riescono ad affascinarci, possiamo solo immaginare che effetto potessero produrre nell’antichità, quando erano ancora rivestite con lastre di calcare levigato, così lucente da riflettere i raggi solari per una vasta superficie, in più pare che la Grande Piramide e forse anche le due minori avessero al loro apice una cuspide triangolare dorata.

La Grande Piramide di Cheope

La piramide di Cheope, costituita da 2,5 milioni di blocchi di calcare pesanti in media due tonnellate e mezzo ciascuno, raggiunge un’altezza di 137 metri. All’origine era alta un po’ più di 146 metri, ma la sommità è andata perduta. Ogni lato misura 227 metri alla base; ne misurava, invece, 230 prima di perdere l’originale rivestimento di granito; l’angolo di inclinazione è di 51° e 50’. Il monumento contiene tre camere, di cui una si trova sotto il livello del suolo. Era questa, all’origine, la camera mortuaria (rimasta incompiuta), alla quale si accede attraverso un corridoio discendente, la cui apertura si trova a circa 16 metri di altezza.

Cheope
Un corridoio ascendente che sbocca nella "Grande Galleria" conduce alla cosiddetta "Camera della Regina" (anch’essa incompiuta) e alla "Camera del Re". Al di sopra di questa camera, si trovano altri cinque ambienti, un espediente che serviva a deviare dalla camera mortuaria il peso della piramide stessa. Come tutte le piramidi, anche quella di Cheope era provvista di un tempio mortuario nel quale venivano celebrati i riti funebri. Questo era collegato a un altro tempio, il tempio "a valle", attraverso una via cerimoniale rialzata e coperta, che nell’ultimo secolo gli esploratori trovarono ancora praticamente intatta. Le vestigia del tempio a valle giacciono ormai sotto le case del villaggio di Nazlet al-Simman. Le piccole piramidi accessorie, che fiancheggiano sia la Grande Piramide che le altre, contenevano le spoglie mortali delle spose regali. Al di fuori del "temenos", o recinto sacro, che circondava la base della piramide, si trovano quattro fosse a forma di barca. Due di esse sono state trovate vuote, mentre nella terza e nella quarta (scavata quest’ultima nel 1954) sono state recuperate due navi cerimoniali in legno di cedro, interamente smontate: dovevano traghettare lo spirito del faraone nell’aldilà. Una delle barche è stata pazientemente ricostruita ed è oggi esposta in un museo, approntato allo scopo, accanto alla piramide. L’altra è rimasta sigillata nella fossa.

 La piramide di Chefren

Chefren, Khaf Ra, nell’originaria denominazione egizia, fu il quarto faraone della IV dinastia, asceso al trono come successore del fratello Radjedef. Anch’egli si conquistò ben presto, con la decisione dei modi e degli atti, la fama di duro tiranno, capace di reggere l’Egitto con pugno di ferro e di perseguire una politica espansionistica verso la regione del Sinai e della Palestina.



Di Chefren sono giunte fino a noi anche splendide raffigurazioni: la più monumentale e celebre rimane senza dubbio quella che si vuole riconoscere nel volto impassibile della Sfinge.



La piramide di Micerino

Micerino Fratello (o figlio) e successore di Chefren, — nome ellenizzato dell’egizio Menkaure — fu il quinto faraone della IV dinastia e regnò per 18 anni su un Egitto sempre più fiorente e in espansione. Di lui si hanno ben poche notizie, salvo quella che fu il terzo sovrano a volersi far costruire una piramide a Giza, a fianco delle altre due già esistenti.


Il suo monumento funebre, il più piccolo dei tre, è comunque il solo ad aver conservato intatte ben tre di quelle piramidi satelliti, prive di una propria rampa di accesso e del relativo tempio a valle, destinate normalmente ad accogliere le spoglie delle consorti del sovrano. Una di esse, quella più ad oriente, spettò probabilmente alla regina Kharmer-Nehty II, amatissima moglie di Micerino.

Micerino