La nascita degli dèi e i miti di Zeus


La mitologia greca, ossia l'insieme delle storie fantastiche che i Greci raccontavano intorno ai loro dèi, è una delle più ricche e delle più umane. Gli antichi Greci non consideravano le loro divinità come degli esseri perfetti e assolutamente superiori agli uomini, ma piuttosto come tipi ideali di umanità, dotati in modo superiore non solo delle virtù degli uomini, ma anche dei loro difetti.

Le immaginavano in forma umana, davano ad ognuna di loro un particolare carattere e cercavano di avere con loro dei rapporti di amicizia più che non le adorassero come il fedele dovrebbe adorare il suo dio.D'altra parte gli dèi della Grecia non erano onnipotenti. Anche loro, al pari degli uomini, dovevano sottostare a un potere misterioso e assoluto, il Fato, una sorta di legge universale che tutto dirigeva, ma di cui non si potevano scorgere nè le ragioni nè i fini. Il Fato era qualche cosa di così superiore all'uomo e di così inimmaginabile che il popolo greco non aveva potuto stabilire con esso alcun rapporto, né di amicizia né di adorazione: lo accettava e si rassegnava a tutto ciò che quella oscura potenza aveva stabilito, senza amarla e senza odiarla.

Naturalmente gli dèi della Grecia non furono sempre gli stessi: con il passare dei secoli antiche divinità scomparvero e altre presero il loro posto. Sul suolo greco si succedettero vari popoli: dagli antichissimi Pelasgi, ossia le primitive popolazioni mediterranee, agli Achei e ai Dori, senza contare numerosi gruppi minori. E ognuno di questi popoli aveva le proprie divinità che, col tempo, si confusero tra loro. Dovettero dunque passare molti anni prima che le varie figure divine assumessero un carattere definitivo. Circa 700 anni prima di Cristo, uno dei più antichi poeti greci, Esìodo, raccolse in un poemetto intitolato Teogonia, ossia nascita degli dèi, l'insieme delle credenze popolari sulle divinità più antiche e sul loro susseguirsi fino alle più recenti e attuali.