La letteratura

La grande quantità di scritti pervenutici da papiri e da epigrafi dell’antico Egitto contengono inni sacri e poesie di argomento profano, opere sapienziali e autobiografiche e, ancora, testi commemorativi e cronache, dispositivi di stato e atti legali, trattati scientifici e trattati di astronomia e di magia. Dalle origini al periodo tardo le produzioni evolsero nel tempo, ma sempre secondo una chiave o un modo preciso: la sapienziale e la narrativa, in particolare, furono veri e propri "generi" sempre ripresi e innovati ed anche le altre forme letterarie si presentano quanto meno come filoni continui.

Nella storia dei contenuti si distinguono una fase "delle Origini", che copre l’Antico Regno, una "dell’Età Feudale", che contempla il Primo Periodo Intermedio e la prima metà ‘‘del Medio Regno" e, per quanto riguarda il rimanente periodo, una terza "del Medio Regno"; seguono quindi una fase "della XVIII dinastia", una "neo-egizia", durata fino al 700 a.C., e una "tarda", che si spegne intorno al 250 a.C. È considerato ‘‘classico" il periodo che va dall’inizio del Medio Regno (2040) al 1370 circa (in Epoca Tutmoside), poiché strutturalmente il più armonico anche nella lingua, e assurto a modello dagli egizi fino a tempi tardi

Le origini e l'Età Feudale

Specchio della letteratura delle origini sono i "libri sapienziali", formati cioè da massime o insegnamenti che dovevano suggerire al lettore il giusto comportamento da tenere nella comunità. Il più antico è il cosiddetto Insegnamento di Ptahhotpe,un funzionario della V dinastia che si prefiggeva di trasmettere al figlio i principi di una condotta confacentesi a un alto funzionario: una specie di "guida pratica" al successo, dunque, che si può ottenere con una buona istruzione, il rispetto delle gerarchie e la moderazione. Quest’opera ebbe larga fortuna nelle età successive insieme a un altro libro di sapienza: le Massime di Kagemmi.

Nell’Età Feudale si precisa una nuova tematica che è data dal dubbio e dibattito; infatti, il problema è se valga più vivere nel mondo con le sue amarezze e delusioni, o morire e passare a un aldilà la cui beatitudine, benché ormai proclamata, è tuttavia dubbia. Sono i toni tragici del Dialogo del Disperato con la sua anima, o del Canto dell’Arpista, dove la considerazione della caducità delle cose induce all’amara esortazione di cogliere quanto di buono dà il presente. Infine, una descrizione dell’Egitto sconvolto dalle discordie alla fine dell’Antico Regno, con carestie, rivoluzione, ruberie dovute all’inettitudine del sovrano, appare vivida e realistica nelle Lamentazioni di Ipu

La letteratura del Medio Regno

È questo il periodo del "bello scrivere" che diventa frutto di scuola. La letteratura esprime una spiritualità ancora una volta innovata, entro la quale il dubbio si traduce, da incertezza e angoscia, nella coscienza che le opposizioni si possono dominare perché l’ordine sociale è stato ristabilito. In un libro di massime composto da Kheti, chiamato Satira dei Mestieri, perché una rassegna di essi ne è la parte centrale, un padre insegna al figlio che educazione e cultura decidono il destino di ognuno, mentre nell’Inno al Nilo (composto probabilmente dallo stesso Kheti), si cantano il dio fiume e la natura, benigni compensatori all’incertezza del vivere. Accanto a questi componimenti impegnati, ha sapore di fuga dalla dura realtà il bellissimo Racconto di Sinuhe, in cui un immaginario cortigiano, Sinuhe appunto, racconta in prima persona e in forma di autobiografia il suo esilio in terra straniera durante il regno di Sesostri I e la nostalgia struggente della patria, fino al ritorno e al reinserimento nelle vecchie cariche. Dello stesso tono, anche se più fantastici, sono il Racconto del Naufrago, una sorta di Simdbad il marinaio delle Mille e una Notte, e il Racconto dell’Oasista eloquente, un Bertoldo avanti lettera che chiede giustizia a un alto funzionario contro le prepotenze di un signorotto locale. Accanto a questa letteratura di evasione si inaugura la fortunata serie delle "novelle regali", racconti di principi e signori del tempo che fu, di regge favolose e di maghi; la loro particolarità è che i racconti sono racchiusi entro una "cornice", un espediente che sarà ripreso in tante altre letterature e in varie epoche (Mille e una Notte; Decamerone ecc.)

Dalla XVIII dinastia all'Età Tarda
Durante la XVIII dinastia, una serie di componimenti classicheggianti (fra cui le Massime di Anii) vogliono riaffermare le antiche certezze morali; sono tuttavia troppo perfetti perché non traspaia la trama delle frasi fatte. Fa eccezione l’Inno a Aton  scritto da Amenofi IV, nella cui grande ispirazione poetica convergono fede religiosa e sentimento fervido per le bellezze del creato. Allo stesso tempo si affinano l’autobiografia e la novella a fondo storico. La letteratura neo-egiziana adotta nel racconto trame venate di mito e simbolismi aperti a ogni interpretazione (Storia di Verità e Menzogna; Storia dei due fratelli Anubi e Bata) ed elabora liriche d’amore pervase di una sensualità che sfiora l’erotismo. Questa poetica decade con la XIX dinastia, sostituita dall’epopea storica che ha il primo esempio mondiale nel Poema di Pentaur, scritto per Ramses II. L’Età Tarda ci ha lasciato libri di massime morali, autobiografie e opere fiabesche di narrativa (Racconti di Setna; ciclo di Petubasti).

Spazi di letteratura egizia

  1. Il libro dei morti
  2. Il racconto del naufrago 
  3. Inno all'Aton di Akhenaton 
  4. I papiri della sapienza 
  5. Inno al Nilo 
  6. I 42 precetti di Ani 
  7. Verità e Menzogna 
  8. Il canto dell'arpista