Il cuore motore della vita

"Se il medico pone le mani sul capo, sulla nuca, sulle mani, sul luogo dello stomaco, sulle braccia oppure sui piedi, dovunque egli ricade sul cuore, perché i suoi vasi conducono a tutte le membra". È una delle dottrine che appaiono nel Papiro Ebers, da cui si deduce che i medici egizi ritenessero il cuore centro della vita e sembra anzi che già ricollegassero il suo battito a quello del polso. I testi letterari descrivono inoltre il cuore come luogo della volontà e delle emozioni, oltre che sede del peccato. Centro quindi dell’organismo umano fisico, psichico e spirituale è il cuore, mentre l’importanza del cervello non era avvertita. Nel Papiro Ebers si accenna anche al numero e alla posizione dei vasi che si originano dal cuore. Essi portano aria alle membra, acqua ai polmoni, al fegato, alla milza e all’ano, sangue e muco al naso, ed ancora, sangue alle tempie, sperma ai testicoli, orina alla vescica ed, infine, escrementi all’ano. La dottrina è frutto evidente di osservazioni condotte, almeno in parte, su cadaveri, le cui arterie sono vuote e possono quindi sembrare condotti auriferi. Quanto ai vasi sanguiferi, essi sono in realtà vasi venosi, mentre gli acquiferi i vasi linfatici. È comunque indubbio che la pratica della mummificazione deve aver reso gli egizi abbastanza esperti di anatomia umana, una conoscenza che si dimostrerà preziosa nella pratica chirurgica