Gli Etruschi

Il quesito, sulla provenienza degli Etruschi, ha perso molta importanza. Si è finalmente compresa l'assurdità di supporre la migrazione a una certa data di tutto un popolo, con una identità culturale già formata e complessa, in un ambiente diverso. In altre parole, se anche fosse vero che gli Etruschi arrivarono in Italia da altre regioni, quello che erano nel luogo di origine interessa ben poco: importante è invece seguire il processo della loro crescita nel contesto che li vide non ospiti ma protagonisti, che essi influenzarono e che a sua volta li influenzò.
E’ tuttavia doveroso accennare brevemente alle principali teorie sull’argomento, i cui primi elaboratori si collocano all’inizio del Settecento.
Le ipotesi sono tre. La prima riconosce negli etruschi i Tirreni o Rasenni, migrati in Italia per via marittima dall’Oriente.
La seconda ravvisa in essi i discendenti dei protoitalici, delle genti cioè che abitavano la penisola prima ancora dell’invasione indoeuropea che avrebbe dato luogo alla formazione di diversi popoli.
La terza suppone che siano arrivati in Italia attraverso le Alpi Retiche.
Erodoto, lo storico greco nato intorno al 484 a C. ad Alicarnasso, è la fonte primaria dei sostenitori dell’ipotesi orientale. Nelle sue “Storie” così si legge: “Al tempo di Atys, figlio del re Mane, ci fu in tutta la Lidia una tremenda carestia e i Lidi per qualche tempo continuavano a vivere sopportandola, ma poi, poiché non cessava cercarono rimedi e chi ne inventava uno, chi un altro. Allora furono inventati i giochi dei dadi e degli astragali e della palla e ogni altra specie di giochi, tranne quello degli scacchi; l’invenzione di questo infatti i Lidi non se la attribuiscono.
E, inventatili, agivano contro la fame nel modo seguente: un giorno giocavano per tutta la giornata, in modo da non cercar cibo, e l’altro mangiavano cessando i giochi. In tal modo trascorsero 18 anni. Ma poiché la carestia non diminuiva, anzi infuriava ancor di più, il re, divisi in due gruppi tutti i Lidi, ne sorteggiò uno per rimanere, l’altro per emigrare dal paese e quello dei gruppi cui toccava di restare lì si mise a capo lui stesso come re, all’altro che se ne andava pose a capo suo figlio, che aveva nome Tirreno. Quelli di loro che ebbero in sorte di partire dal paese scesero a Smirne e costruirono navi e, posti su di esse tutti gli oggetti che erano loro utili, si misero in mare alla ricerca di mezzi di sostentamento e di terra, finché, oltrepassati molti popoli, giunsero al paese degli Umbri, ove costruirono città e abitano tuttora. Ma in luogo di Lidi mutarono il nome, prendendolo da quello del figlio del re che li guidava, e si chiamarono Tirreni”.
Quando questi Lidi partirono per la nostra penisola, Erodoto non lo dice. Dall’esame dei suoi testi, e dalla successione degli avvenimenti, sembra di poter situare la spedizione di Tirreno fra il XIII e XII secolo a.C. Secondo la cronologia mitica tradizionale, infatti, il regno di Atis , si colloca in un epoca di poco posteriore alla guerra di Troia.
Sostenitore della seconda ipotesi e cioè della autoctonia, fu nell’antichità Dionigi di Alicarnasso, convinto che i Tirreni non fossero emigrati dalla Lidia, giacchè non presentavano affinità con i Lidi nè per la parlata nè per altro, ma fossero una razza indigena, un popolo antichissimo dell’Italia, non somigliante a nessun altro.
La terza ipotesi fa risalire la provenienza, degli Etruschi , dal nord e cioè essi farebbero parte di quei popoli indoeuropei che a partire dal 2000 a. C. valicarono le Alpi e dilagarono in Italia sovrapponendosi alla civiltà appeninica locale.
Ciascuna delle tesi proposte presenta elementi attendibili, ma cozza contro altri, quindi non ci resta che rinunciare a discutere sull’origine degli Etruschi e limitarci a studiare e ad approfondire la formazione della nazione e della cultura etrusca, e del loro sviluppo.

Approfondimenti:

Religione
Come comprendere il volere degli dei
L’aldilà
Il culto dei morti
Le pratiche rituali
L’osservazione dei prodigi
L’interpretazione delle viscere
L’interpretazione dei fulmini
L’arte divinatoria