Il Calendario



Non c’è una data da cui partire nella storia egizia, ma ogni giorno era calcolato in base agli anni di regno del re che era sul trono. L’anno era diviso in 12 mesi e 4 mesi formavano una stagione. Tre settimane di 10 giorni formavano un mese; l’anno egizio comprendeva quindi 360 giorni, ai quali si aggiungevano, alla fine dell’anno, 5 giorni extra, detti "epagomeni", giorni sacri nei quali, secondo la leggenda, erano nati Osiride, Iside, Seth e Nefti.

La data, allora, si esprimeva così: anno x del re y ; mese (1, 2, 3 o 4) di (akhet, peret o shemu); giorno (da 1 a 30). Il calendario civile era rigidamente fissato in base a questa struttura e, non essendoci anno bisestile, ogni quattro anni il calendario si sfalsava di un giorno rispetto a quello astronomico. E tutto per "colpa" di Sothis o Sirio. Sin dall’antichità i sacerdoti astronomi osservavano le stelle. Tra le più visibili c’era appunto Sothis. La quale per 70 giorni all’anno scompariva, eclissata dal sole, e riappariva proprio quando doveva iniziare l’inondazione che dava inizio all’anno agricolo.

Perciò gli scribi registravano la data esatta della riapparizione di Sothis in base al calendario civile di 365 giorni, che però non era calcolato esattamente: l’anno conta infatti 365 giorni, 5 ore e 45 minuti. Partito al momento della sua istituzione il 19 luglio, ogni anno venne ritardato di quasi un quarto di giorno rispetto all’anno solare e per questo viene detto dagli studiosi "anno vago". I due calendari tornavano a coincidere soltanto dopo 1460 anni (cioè 365x4)