Curiosità dell'Antico Egitto




L'Occhio magico di Horus
Gli amuleti più potenti, che venivano collocati nelle bende delle mummie, avevano la forma dell’uezat, "l’Occhio di Horus". Poiché Seth aveva strappato a Horus addormentato un occhio, la madre Iside gliene modellò un altro, l’uezat (= guarito). Il suo potere magico era tale che poteva essere mandato per ordine del dio a eseguire i suoi comandi. Se si capovolge l’amuleto si ha la forma della doppia corona del re che, come l’occhio, era venerata per i suoi poteri magici.


Cosa vuol dire moumiya?
Il termine mummia sembra derivi dalla parola persiano-araba "moumiya" che significa "bitume" o "pece"; si riferisce alla sostanza dura, nera e resinosa (un composto di oli, profumi, unguenti e resine) con cui gli egizi cospargevano le mummie. Nel medioevo i medici arabi consideravano le sostanze mummificanti come potenti medicamenti. Le mummie egizie venivano così esportate e il tessuto, richiestissimo dagli alchimisti, era ridotto in polvere e venduto come medicina.


La dea Amrit
In tutte le tombe gli egizi mettevano una statuetta della dea Amrit, la divoratrice, che aveva il compito di mangiare l'anima del defunto peccatore. Aveva un corpo formato da parti di ippopotamo, coccodrillo e leonessa.



I nomi di faraone
Al faraone venivano attribuiti cinque titoli, i primi tre dei quali si riferivano all’origine divina: Horus (il dio falco patrono dell’unificazione), Le due Signore (col quale egli si identificava con Nekhbet e Uto, le dee della regalità del Sud e del Nord) ed Horo d’oro (manifestazione del dio). Il quarto elemento, che significa "figlio di Ra" (il dio solare) indicava il potere civile ed aveva valenza di "re"; seguiva infine il nome che il faraone aveva ricevuto alla nascita.


Un segnale visibile dalla luna?
La parola "piramide" deriva dal greco pyra (= fuoco, luce o qualcosa di visibile) e midos (= misure); in altre parole: "segnale luminoso". La funzione di visibilità della Grande Piramide è data dalle sue dimensioni (si può scorgere persino dalla Luna) e dalla luminosità che le derivava dal rivestimento delle 144 mila lastre di calcare di Tura che rifletteva i raggi solari, cosicché, di giorno, era possibile vederla chiaramente fin dalle montagne di Israele.


Sirio, stella del buon augurio
Sirio, è una stella bianco-azzurra, la maggiore della costellazione Canis major. Sta a meno di venti gradi a sud dell’equatore celeste, non lontano dalla costellazione di Orione. Invisibile per settanta giorni, gli egizi la vedevano brillare per un attimo all’orizzonte, prima che il sole sbiancasse il cielo, alla fine di luglio.