Ercole e l'idra di Lerna

Un altro mostro, figlio anch'esso di Tifone e di Echidna, viveva nella palude di Lerna. Nascosto nelle acque fangose, ne sporgeva con ben nove teste, una delle quali, per di più, era immortale. Ercole dovette anzitutto costringere l'idra a venir fuori dalla palude, e ci riuscì bersagliandola con frecce infuocate. Poi la affrontò con la spada, ma era vana fatica perchè, ogni volta che le tagliava una testa, ne nascevano altre due al posto di quella.

Per fortuna si era fatto accompagnare da un fedele nipote, Iolao, figlio del fratello Ificle. Questi, pregato dallo zio, incendiò un bosco vicino permettendo all'eroe di servirsi dei tronchi ardenti per bruciare il troncone di ogni testa e cicatrizzare così la ferita prima che le altre due teste avessero il tempo di ricrescere. Infine, tagliata la testa immortale, Ercole la seppellì sotto un pesante masso.

Così l'idra fu distrutta, ed Ercole si valse del suo sangue per avvelenare la punta delle sue frecce, che, da quel momento, produssereo ferite inguaribili. Euristeo rimase più che mai  spaurito da quella nuova vittoria, ma obiettò che questa volta il buon successo era stato ottenuto mediante un aiuto, e minacciò di non ritenere valida la prova.


La terza impresa...Ercole e il cinghiale di Erimanto
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