Ermes e Apollo

Frattanto Apollo, nei pascoli della Tessaglia, si era accorto del furto e, dal contadino, aveva avuto la conferma che per la sua virtù divinatoria, già sapeva. In un balzo fu sul Cillene e, preso per un orecchio il fratellino, gli ingiunse di restituirgli subito i suoi buoi, o meglio quelli del re Admeto.

E, poichè Ermes giurava e spergiurava di non sapere nulla, se lo prese in collo e lo portò sull'Olimpo davanti al sommo Zeus. Il signore degli dei ascoltò i due fratelli, e poi, più divertito che adirato, disse loro di andare a cercare insieme i buoi; ma, con tono molto significativo, ordinò a Ermes di camminare davanti e far da giuda. Ermes capì che non c'era da scherzare e, rassegnato, condusse Apollo alla caverna dove aveva nascosto la mandria.

Quando però il dio ebbe contato i buoi, accorgendosi che ne mancavano due andò su tutte le furie e già allungava ancora la mano verso l'orecchio di Ermes, quando questi tirò fuori la sua lira e gli fece sentire alcuni accordi. Subito calmato, Apollo gli propose di cedergli lo strumento in cambio dei due buoi sacrificati, ed Ermes accettò ben contento.
Il fratello maggiore, allora, gli regalò il piccolo scettro d'oro, che da quel momento, sarebbe stata la sua insegna, e se ne andò con la lira, che avrebbe sempre conservato come dio della musica. E da allora in poi tra i due fratelli vi fu sempre buona amicizia.


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