Il mito di Attèone



Anche questo mito mette in evidenza la fierezza della dea Artèmide e la sua naturale ostilità verso gli uomini. Attèone era un giovane eroe, figlio di quel semidio agreste, Aristeo, che era nato dalla ninfa Cirene e da Apollo. La madre l'aveva affidato al centauro Chirone perchè lo educasse, al pari di tanti altri giovani eroi, e Chirone lo aveva addestrato particolarmente nella caccia.

Un giorno il giovanetto andava in cerca di fiere seguito dalla sua muta di fedelissimi cani quando scorse di lontano un gruppo di fanciulle che, a piedi scalzi, giocavano fra loro sulle rive di un laghetto, e, incuriosito, si avvicinò. Per sua sventura si trattava di  Artèmide con il suo seguito di ninfe.

Appena la dea ebbe scorto l'incauto Attèone, che, nascosto dietro un cespuglio, spiava i suoi giuochi, sdegnata e furente tese un braccio verso di lui e immediatamente il giovane fu trasformato in cervo. Sbigottito Attèone fuggì via senza bene rendersi conto di quello che era avvenuto, ed ecco che i suoi cani si avventarono latrando contro di lui, lo inseguirono per prati e per balze, lo raggiunsero e lo fecero a brani.

Poi attesero che il padrone venisse ad elogiare la loro abilità, ma, naturalmente, invano. E allora andarono cercandolo dappertutto con lamentosi ululati. Per giorni e per notti i loro gemiti risuonarono nelle campagne; infine Chirone, commosso, creò un'immagine dello sventurato Attèone e, mostrandola loro, riuscì a calmarli.


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