Apollo e Artèmide, e i loro miti


I gemelli Apollo e Artèmide furono forse le divinità più care al popolo greco, e attorno a loro sorsero numerosi miti. Erano figli di Zeus e della titanide Leto.

Quando giunse il tempo della loro nascita, Era, sempre avversa alle altre spose di Zeus e alla loro prole, minacciò la sua maledizione alla terra sulla quale Leto avesse dato alla luce i suoi figli. Così la sventurata madre dovette peregrinare a lungo prima di trovare una terra disposta ad accoglierla.

Infine giunse all'isola di Delo, terra arida e deserta che poco avrebbe avuto da perdere, e l'isola accettò la pellegrina a patto che sul suo territorio sorgesse il più importante tempio del dio che stava per venire al mondo. In Delo sorse infatti un celebre santuario dedicato ad Apollo.

Apollo, detto anche Febo, "lo splendente", è il dio greco per eccellenza: bello, forte, sempre giovane, cultore delle arti e, specialmente, della musica, conoscitore del futuro, terribile quando lancia le sue frecce vendicatrici, dall'intelligenza lucida e dal cuore generoso.

Racconta il mito che la sua prima impresa fu l'uccisione del serpente Pitone, un mostro che, per ordine di Era, aveva perseguitato sua madre, e che custodiva, in Delfom un tempio sacro a Temi. Dopo averlo ucciso, il dio si impadronì del tempio e vi stabilì una profetessa, la Pizia, la quale, ispirata da lui, prediceva il futuro. L'oracolo di Delfo fu poi celebre in tutta la Grecia.



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