Era

Non molti sono i miti sorti sulla sposa di Zeus, e, in genere, sono collegati ai suoi rapporti con il marito. Era, chiamata poi Giunone dai Romani, era la divinità della vita femminile e del matrimonio, custode della santità della famiglia: nulla di più naturale, dunque, che dato il grande numero di spose secondarie, divine e umane, che Zeus dovette scegliersi fuori della sua famiglia ufficiale per popolare l'Olimpo di dèi e la Grecia di stirpi, i suoi rapporti con lui fossero piuttosto tesi.
Di qui le numerose scene di gelosia e le vendette contro le rivali e i loro figli.

Racconta il mito che Zeus, per presentarsi a lei, ricorse a una delle sue trasformazioni: le cadde ai piedi nell'aspetto di un piccolo cuculo intirizzito dal freddo in una giornata d'inverno. Era raccolse l'uccellino e se lo scaldò al seno, quando improvvisamente lo vide scomparire e si trovò dinanzi il dio che le dichiarava il suo amore.

Si racconta anche che un re della Tessaglia, Issìone, sovrano del popolo dei Lapiti, favorito da Zeus tanto da essere invitato al banchetto degli dèi, osò aspirare all'amore di Era. E Zeus, più divertito che irritato, per levarselo di torno gli fabbricò, con le nubi, una sposa somigliantissima alla regina degli dèi.

Issìone se ne andò molto contento e, da quella moglie fatta di nebbia, ebbe i Centauri, mostri metà uomini e metà cavalli. Se non che non volle saperne di riconoscere che non si trattava della vera Era e pretese di aver tolto la sposa al signore dell'Olimpo. Zeus allora, irritatissimo, lo precipitò nell'inferno condannandolo a roteare nell'aria per l'eternità legato a una ruota.

Nell'arte questa dea fu raffigurata come una donna dal volto severo, di forte corporatura, sempre avvolta in ampie vesti.


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