I giochi olimpici

I giochi olimpici furono delle competizioni atletiche, che si tenevano nella città di Olimpia in onore di Zeus.

 I Giochi d’Olimpia, i più famosi dell’antichità, sacri a Zeus, erano panellenici, dato che tutte le città dell’Ellade avevano diritto a parteciparvi, metropoli o colonie che fossero. L’aggettivo “panellenico” (da pan, “tutto”, ed ellenikòs, “relativo o riconducibile ai Greci”, riferito alla totalità dei Greci, indipendentemente dalla città d’appartenenza) designa in effetti ciò che appartiene o è pertinente a tutti i Greci.
Due sono i miti che narrano l’origine dei Giochi:
1. secondo il più antico, essi sono istituiti da Pelope, eroe asiatico eponimo del Peloponneso, in una corsa di carri, la cui posta è la mano della figlia di questi, Ippodamia.
2. Il secondo ne fa risalire la fondazione ad Eracle, che traccia l’Altis, il recinto sacro, in memoria di Pelope, piantandovi il sacro olivo kallistefanos, le cui fronde verranno usate per incoronare i vincitori. In origine, l’elemento iniziatico è fondamentale: il vincitore, ricevendo l’olivo sacro, diviene una sorta di genio della vegetazione, un demone dell’annata, mentre la corsa dei carri rievoca il mito di Pelope.



Se oggi un evento sportivo è in grado di far restare una nazione intera col fiato sospeso, in Grecia aveva addirittura il potere di fermare la guerra. Nell’antichità le competizioni atletiche non rivestivano solo un significato agonistico, ma rappresentavano eventi di grande rilievo religioso, politico e culturale, che coronavano le feste cittadine e le solenni celebrazioni delle divinità titolari d’oracoli e santuari.
Si trattava d’un evento eccezionale, di un’importanza tale da essere assunto quale punto di riferimento nel computo del tempo: durante i Giochi si proclamava infatti la pace sacra, che imponeva di sospendere ogni conflitto. La data d’inizio, coincidente col plenilunio d’agosto, era annunciata da ambascerie ai quattro angoli della Grecia ed ogni città inviava delegazioni composte d’atleti, magistrati e pellegrini.
Oltre che nel rafforzare la consapevolezza delle comuni radici, i giochi agonistici ebbero un ruolo importantissimo nello stimolare le arti plastiche, la letteratura, la musica ed il teatro: durante il loro svolgimento si tenevano concerti, recite, letture e declamazioni, cui partecipavano gli oratori più in vista. I vincitori delle gare erano celebrati poi negli epinici, composizioni in cui brillò Pindaro, che rimangono fra le più belle creazioni della poesia greca.
I Giochi si svolgevano (ed ancora oggi si svolgono) ogni 4 anni, o meglio con cadenza penteterica, vale a dire alla fine del quarto anno dopo l’edizione precedente (da penta, cinque, ed ètos, anno): il periodo di 4 anni fra un’edizione e l’altra, detto appunto Olimpiade. Ai Giochi erano ammessi i giovani liberi, esenti da colpe gravi, scelti dopo severissime prove: in origine gli atleti non erano professionisti, lo diverranno in età romana, mentre in epoca ellenistica le gare si aprirono ai barbari.
Gli atleti vincitori acquisivano enorme gloria: le loro imprese erano celebrate da illustri poeti e raffigurate da famosi scultori. Oltre ai Giochi olimpici, si tengono i Giochi Pitici a Delfi, istituiti per celebrare la vittoria d’Apollo sul mostruoso serpente Pitone, i Giochi Istmici a Corinto, dedicati a Posidone, e i biennali Giochi Nemei, consacrati a Eracle, uccisore del mitico leone che infestava Nemea, località dell’Argolide, nella prima delle dodici fatiche.
Le competizioni in cui gli atleti si misuravano erano:
* Stadion (gara di corsa)
* Diaulos (corsa sulla distanza doppia dello Stadion)
* Dolicos (corsa di resistenza)
* Pugilato
* Lotta
* Pancrazio
* Pentathlon (Salto in lungo, Lancio del giavellotto, Lancio del disco, Corsa, Lotta)
* Hoplitodromos (Corsa con le armi)
* Gare equestri (Corse dei carri e dei cavalli)