La realtà storica: il Settimonzio

Quando i latini si stanziarono nel Lazio, a sud del corso inferiore del Tevere, dettero vita a parecchi villaggi di agricoltori e di pastori. Alcuni di questi insediamenti, che sorgevano a poca distanza l'uno dall'altro sui colli del Palatino, del Celio e dell'Esquilino, si unirono dapprima in una lega politico-religiosa, detta Settimonzio, ed in seguito si fusero addirittura in un'unica città: Roma. Ciò avvenne in un momento imprecisato, fra il IX e l'VIII sec. a.C. Roma quindi non "nacque" e non venne "fondata" da Romolo in un preciso momento, il 763 a.C., come narra la leggenda, ma si formò gradualmente dalla progressiva unione di villaggi che esistevano già da molto tempo. La zona era del resto favorevole all'insediamento perché si trovava a monte dell'ansa del fiume, in prossimità del guado costituito dall'Isola Tiberina, e traeva notevoli vantaggi, oltre che dalla posizione strategica di controllo di tutto il traffico fluviale, dal trovarsi all'incrocio di due importanti direttrici commerciali: quella che dall'Etruria portava alle ricche terre della Campania - e quindi dell'Italia greca - e la via del sale, la Salaria, che dalle saline, poste alla foce del Tevere, risaliva, lungo la valle del fiume, fino al cuore dell'Appennino. Ciò le permise di svilupparsi rapidamente, fino ad assorbire le comunità latine dei colli Viminale e Capitolino, insieme ad una comunità sabina che risiedeva sul Quirinale. Ciononostante, continuò a far parte della più grande lega di città latine che aveva il suo centro politico in Albalonga, sui colli Albani, e a poco a poco, attraverso lotte e guerre quasi continue, divenne la capitale del Lazio.