Le dodici fatiche di Ercole

Oppresso da quella sciagura, Eracle partì in volontario esilio e si recò dall'oracolo di Delfo a chiedere quello che doveva fare per espiare il delitto che aveva commesso. Ricordiamo che, quando Eracle stava per nascere, Zeus aveva annunziato agli déi che, in quel giorno sarebbe venuto almondo un potente sovrano della Grecia. Egli pensava a quel suo figlio prediletto, ma Era aveva fatto oin modo che in quel giorno nascesse non già Eracle, ma un suo zio, Euristeo, al quale toccò così la potenza riserbata al primo, divenendo re di Tirinto. L'oracolo di Delfo, dunque, consultato dall'eroe, gli ingiunse di recarsi a Tirinto, di presentarsi a Euristeo, il sovrano che sedeva, in vece sua, sul trono di Anfitirone, e di sottomettersi a lui facendo, per dodici anni, tutto ciò che egli gli comandasse. Così Eracle fu costretto a compiere, in espiazione del suo delitto, per quanto involontario, quelle dodici imprese che divennero famose come le sue "dodici fatiche".

Il leone della valle Nemea.
Euristeo fu molto contento di poter stabilire lui stesso le penitenze che Eracle doveva compiere perchè non aveva nessuna simpatia per l'eroe. E, come prima impresa, gli ingiunse di uccidere un fiero leone che infestava la valle Nemea. Era questi un mostro, figlio di Tifone e di Echidna, come tanti altri mostri, dal corpo invulnerabile; sembrava dunque impossibile che Eracle riuscisse ad abbatterlo. Ma egli lo affrontò armato solo della sua clava e della sua forza. Il leone, appena lo vide, cercò di sfuggirgli, perhcè aveva riconosciuto in lui un essere superiore, e si rifugiò in una profonda spelonca. L'eroe lo inseguì tuttavia senza timore e lo stordì con un colpo di clava; poi, afferratolo tra le braccia, lo strangolò. Vogliono alcuni che la pelle di cui Eracle andava sempre vestito fosse appunto di questo leone, e non di quello del Citerone: la cosa rimase sempre controversa. Quando l'eroe tornò a Tirinto con la spoglia della fiera, Euristeo rimase così sbigottito che si affrettò a farsi fabbricare un grande vaso di bronzo per rinserrarvisi al sicuro, caso mai, un giorno, Eracle volesse fargli pagare a caro prezzo quella e le altre penitenze a cui lo avrebbe sottoposto.


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