Le vendette di Afrodite: Narciso e Pigmalione

Dea dell'amore e degli innamorati, Afrodite puniva severamente tutti coloro che non sapevano amare. I miti su questo tema sono numerosissimi; i più noti sono quelli di Narciso e Pigmalione. Narciso era un giovanetto della Beozia, figlio del fiume Cefiso. E di lui, per sua disgrazia, si innamorò una ninfa dei monti, ossia una orèade: la gentile Eco. Ma Narciso non le badava: aveva una grande idea di sé e pensava che, essendo figlio di un dio fluviale, poteva aspirare a nozze di maggior conto. La povera Eco si struggeva, si assottigliava sempre più, finché un brutto giorno il suo piccolo corpo consunto si trasformò in una roccia e di lei non rimase che la voce: l'eco. Allora Afrodite vendicò senza pietà la poveretta. Un giorno Narciso, vedendo la propria immagine riflessa nel chiaro specchio di un lago, se ne innamorò perdutamente: rimase sempre lì, a contemplarsi, rifiutando cibi e bevande, andando così in consunzione anche lui. Infine fu trasformato in un narciso, triste fiore caro agli dei infernali, Ade e Persefone.
Più fortunato fu Pigmalione. Era questi un principe di Cipro, abile sculture, il quale, tutto preso dalla sua arte, non badava a nient'altro. Era un bel giovane e parecchie fanciulle dell'isola avrebbero gradito di essere un po corteggiate da lui; ma Pigmalione non ci pensava nemmeno. Afrodite non poté sopportare che proprio nella terra a lei più cara vivesse un tipo simile, e un giorno fece in modo che lo scultore si innamorasse di una statua di fanciulla che aveva appena finito. Pigmalione rimase giorni e giorni a contemplare la sua statua sospirando e struggendosi. Avrebbe fatto la fine di Narciso se non gli fosse venuto in mente di chiedere perdono ad Afrodite di come si era comportato fin allora, scongiurandola di dar vita alla sua statua. E Afrodite accondiscese: la statua si animò, divenne una bella fanciulla , Galatea, e Pigmalione si affrettò a sposarla.


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