Il ratto di Persèfone


Si può dire che intorno a Dèmetra sia sorto un solo mito, quello appunto che si fonda sul dramma del suo amore materno. Dopo che le fu nata Persèfone, la dea si dedicò tutta alla sua educazione rifiutando altre nozze. E la fanciulla crebbe felice facendosi sempre più bella. Il dio dei regni infernali, Ade, la vide un giorno e se ne invaghì perdutamente; ma Dèmetra non avrebbe mai permesso che sua figlia lasciasse la dolce luce del giorno per chiudersi nelle tenebre dell'inferno.


Allora Ade si rivolse al fratello Zeus chiedendogli la mano della fanciulla, e Zeus, all'insaputa della madre, gliela concesse. Un giorno che Persèfone, senza alcun sospetto, coglieva fiori in un prato della Sicilia, la terra si spaccò con un cupo boato e, dalla voragine, balzò su un cocchio tirato da quattro cavalli neri che corsero al galoppo verso la fanciulla sbigottita. Su quel cocchio v'era lo stesso Ade: guidando i destrieri con la sinistra, il dio afferrò con la destra la sbigottita Persèfone passandole vicino, la trasse a sé e sprofondò nuovamente con lei sotto terra.

Al grido lanciato dalla giovinetta accorse la madre, ma era troppo tardi. Invano Dèmetra cercò per giorni e giorni la figlia scomparsa; infine Elios, il Sole che vede tutto, le narrò quello che era avvenuto. Desolata, Dèmetra abbandonò allora l'Olimpo e si chiuse nel suo lutto vagando a caso per la Grecia sotto l'aspetto di una vecchia mendicante.


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