Ares

Amante delle guerre e delle stragi, questo dio, che i romani chiamarono Marte, mantenne per molto tempo un carattere selvaggio e brutale. Solo nell'epoca ellenistica si raggentilì un poco. I Greci non lo amavano molto, e neanche gli dèi lo avevano in simpatia, Zeus, suo padre, una volta che era adirato contro di lui per la sua ferocia, dichiarò senz'altro che gli era profondamente antipatico e che quel suo caratteraccio non poteva provenirgli che da sua madre Era, sempre pronta a litigare. Uno dei miti su di lui, racconta che, avendo ucciso un figlio di Posidone, il quale aveva offeso sua figlia Alcippe, dovette essere giudicato dal tribunale degli dèi. Questi si riunirono su un colle presso l'Acropoli di Atene, che da allora fu detto Arèios pagos, ossia "colle di Ares", e, dopo avere molto discusso, diedero torto a Posidone, che voleva la condanna del dio, e assolsero Ares. Più tardi gli Ateniesi continuarono a chiamare quel luogo Areòpago, e vi fondarono il loro maggior tribunale.


Al pari dei figli di Posidone, anche quelli di Ares sono spesso dei poco di buono. Diomede, re dei Bistoni, nella Tracia, si divertiva a nutrire con carne umana le sue cavalle selvagge. Cicno, nella Tracia, faceva praticamente il ladro di strada. Flegias, padre di quella Coronide che diede ad Apollo Asclepio, dopo la morte delle figlia osò addirittura dichiarare guerra al dio solare e devastò con un esercito il tempio di Delo a lui sacro. Ma fu ucciso da Apollo.

Nei tempo più antichi i Greci rappresentarono Ares come un gigante barbuto, completamente armato, che si aggirava sui campi di battaglia su un cocchio tirato da due feroci cavalli: Deimos, il terrore, e Fobos, lo spavento. In epoca più tarda Ares appare in aspetto più gentile: un bel giovane dal volto liscio e l'aria triste e pensosa, armato del solo elmo.


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