I buoi di Apollo

Ermes camminò per tutto il pomeriggio e, all'ora del tramonto, si trovò in Tessaglia, dopo avere attraversato buona parte della Grecia. Per l'appunto era quello il paese in cui Apollo, in espiazione di aver ucciso il mostro Pitone, trascorreva il suo periodo di penitenza servendo il buon re Admeto; e questi lo aveva incaricato di custodirgli le sue mandrie di buoi.

Il piccolo Ermes vide in distanza i begli animali e, avvicinatosi, ne adocchiò un gruppo di una cinquantina che, dietro un boschetto, fuggiva alla vigilanza del pastore divino. Allora, secondo alcuni, girò all'indietro i loro zoccoli in modo che, seguendoli, non apparisse dalle orme che si erano allontanati dal luogo; secondo altri si attenne al più semplice espediente di tirarli per la coda facendoli camminare all'indietro. Quanto a lui, per dissimulare le proprie orme, si fasciò i piedi con frasche.

In tal modo riuscì a condurre i suoi buoi sulle rive del fiume Alfeo e, dopo averli abbeverati, li mise al sicuro in una grotta. Il suo traffico, tuttavia, non era sfuggito a un contadino che lavorava in quei paraggi, ma non per questo Ermes si era perso d'animo. "Amico mio - gli aveva detto - fa conto di essere cieco e sordo e continua a occuparti dei fatti tuoi, altrimenti saranno guai". E aveva continuato a tirare per la coda i suoi buoi.

Quando tutta la mandria fu raccolta nella grotta era notte alta; ma il piccolo dio non aveva finito. Accese un bel fuoco e, dopo avere ucciso due grossi buoi, li fece a pezzi, li arrostì e ne offrì le carni agli dèi suoi colleghi per ingraziarseli. All'alba si mise ancora in viaggio, raggiunse la vetta del Cillene e tornò a infilarsi nella sua culla.

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