Storia greca parte terza

La conquista romana

La Roma repubblicana, in un'ottica di sempre crescente imperialismo, cominciò a interessarsi alle questioni politiche greche. Nel corso del III e del II secolo a.C. Roma fu infatti impegnata in un lungo conflitto con la Macedonia per il dominio nel settore orientale del Mediterraneo, che si svolse nel corso di tre guerre. Nelle prime due il comando macedone fu tenuto dal re Filippo V, sconfitto nel 197 a.C. a Cinoscefale dai romani – alleatisi con le due leghe delle città greche – sotto la guida del console Tito Quinzio Flaminino. Il figlio di Filippo V, Perseo, continuò la resistenza contro Roma, provocando lo scoppio della terza guerra macedonica; nel 168 a.C. il suo esercito fu però sconfitto nella battaglia di Pidna dal generale Lucio Emilio Paolo: la Macedonia divenne provincia romana nel 146 a.C. In quello stesso anno l'ultima rivolta della Lega achea contro Roma si concluse con la presa e la distruzione della città di Corinto, ciò che segnò la fine della libertà per la Grecia: ne seguirono lo scioglimento delle leghe cittadine e l'inclusione della Grecia nella provincia romana di Macedonia.

Nonostante nei sessant'anni successivi al 146 a.C. il governo romano in Grecia si caratterizzasse per una particolare liberalità (Atene, Sparta e altre città mantennero una certa autonomia), quando nell'88 a.C. Mitridate VI re del Ponto iniziò una campagna di conquista dei territori controllati da Roma, molte città greche lo sostennero, attratte dalla sua promessa di concedere loro l'indipendenza. Le legioni romane guidate da Lucio Cornelio Silla costrinsero Mitridate a lasciare la Grecia e sedarono la rivolta antiromana, saccheggiando Atene nell' 86 a.C. e Tebe un anno dopo. La decadenza della Grecia, sottoposta da allora a un duro regime di occupazione, fu inevitabile; Atene rimase un importante centro di cultura, ma le sue attività commerciali divennero quasi inesistenti.

Affermata ad Azio la propria supremazia, nel 27 a.C. l'imperatore Augusto separò la Grecia dalla Macedonia facendone una provincia senatoria a sé stante con il nome di Acaia. Sotto l'impero romano, nei primi secoli dell'era cristiana, la Grecia conobbe una rinascita culturale ed economica soprattutto durante il regno dell'imperatore Adriano, che vi soggiornò ripetutamente. Adriano intraprese ad Atene un'intensa attività edilizia e restaurò molte delle città in rovina. Sempre per quanto riguarda Atene, fu rilevante l'attività del ricchissimo retore Erode Attico, che promosse opere benefiche ed edilizie, come l'odeon, ancora oggi ben visibile, che egli fece costruire nel 160 d.C. in memoria della moglie Regilla. Dal 212 in poi, per effetto della Constitutio antoniniana promulgata dall'imperatore Caracalla, tutti gli abitanti dell'Ellade – come del resto tutti gli altri provinciali – ottennero la piena cittadinanza romana.

Larga parte della classe dirigente romana nutriva grande passione per la cultura e la civiltà greche; dai tempi degli Scipioni, specialmente con Scipione Emiliano, per arrivare a molti imperatori (come Nerone e Adriano), la Grecia venne vista come culla di valori che i romani avrebbero dovuto assumere e coniugare con il costume patrio (il mos maiorum). Non era mancata però anche una certa ostilità verso il mondo greco, che alcuni romani più conservatori (ad esempio Catone il Censore) consideravano troppo raffinato ed elegante, in grado quasi di corrompere le virtù civili del popolo romano. Molti furono comunque gli intellettuali greci attivi in epoca romana, tra cui lo storico Polibio (II secolo a.C.), il retore Plutarco (I-II secolo d.C.) e numerosi filosofi di varie scuole.

La Grecia sotto l'impero bizantino
Alla metà del III secolo d.C. (267-268) i goti invasero la Grecia, saccheggiando Atene, Argo, Corinto e Sparta. Dopo il 395 l'impero romano fu però governato da due imperatori: uno nell'Occidente latino, l'altro nell'Oriente greco. Quando nel 476 l'impero d'Occidente cadde, quello d'Oriente – detto bizantino dalla sua capitale Bisanzio – non solo resistette, ma iniziò una fase di grande fulgore politico: vi erano sottomesse, fra l'altro, tutta la Grecia e la regione egea. L'impero bizantino fu caratterizzato da una mescolanza di cultura greca e orientale, dall'assunzione del diritto romano e dall'affermazione del cristianesimo. E mentre l'Occidente, patria della romanità, si disgregava nei regni romano-barbarici e perdeva progressivamente l'esperienza della cultura politica romana e l'uso della lingua latina, l'impero bizantino e la lingua greca perpetuavano l'eredità di Roma e del mondo classico.

Quando crollò l'impero d'Oriente (1453), i territori che lo costituivano, Grecia compresa, caddero in mano ai turchi ottomani di Maometto II il Conquistatore. Ma gli abitanti della penisola ellenica, pur sottomessi a un'aspra e lunghissima dominazione, che impose loro modelli politici, culturali, religiosi, linguistici estranei alla loro tradizione, trovarono proprio nell'essere "elleni", cioè eredi della Grecia antica e dell'impero bizantino, il modo per mantenere una propria identità. Ancora una volta, come era successo spesso nel corso della storia greca, la comunanza di lingua (il greco), di religione (la fedeltà alla Chiesa cristiana ortodossa), di valori (l'aspirazione alla libertà) fecero sentire i greci un solo popolo, a prescindere dal tipo di organizzazione politica cui furono soggetti.