L'aldilà

Come per le altre civiltà preclassiche del mondo mediterraneo, anche gli etruschi erano convinti che con la morte non finisse completamente l’esistenza dell’individuo, pensavano che vi fosse una forma di sopravvivenza dell’”entità vitale”, tale entità era in qualche modo legata alle spoglie del defunto nella tomba, da qui l’esigenza di porre nella tomba stessa quanto poteva agevolare la sopravvivenza dell’entità vitale.
Naturalmente una tale usanza si assolveva in modo diverso in base alle possibilità materiali degli eredi, tra le pratiche più diffuse troviamo:
• il vestire il cadavere con i migliori abiti, con ornamenti e gioielli
• porre accanto al morto cibi e bevande
• mettere nella tomba delle statuette raffiguranti familiari e servitori
• costruire la tomba riproducendo la casa, compresi gli arredi
• dipingere sulle pareti della tomba affreschi raffiguranti scene di vita conviviale, spesso banchetti.
Proprio per tali usanze, le necropoli hanno rappresentato per gli archeologi la principale fonte di informazioni per conoscere la civiltà etrusca.
Nella regione dell’Etruria, nei diversi periodi, non si è adottato sempre la stessa pratica di sepoltura; nel periodo villanoviano (IX-VII sec. a.C.) si praticò prevalentemente il rito dell’incinerazione: si bruciava la salma e le “ceneri” raccolte venivano conservate in apposite urne dalle forme diverse, (vasi dalla forma particolare o contenitori di terracotta fatti a forma di abitazione). Dal secolo VIII a.C. inizia a diffondersi, in particolare nell’Etruria meridionale, la pratica dell’inumazione.